LA STORIA DI S. STEFANO DI SESSANIO

Santo Stefano di Sessanio è un piccolo borgo medievale, abbellito da tratti rinascimentali, situato alle pendici del versante meridionale del Gran Sasso a metri 1251 s.l.m.
Il nome Santo Stefano di "Sessanio" risale al latino "Sextantia", l'appellativo con cui veniva chiamato il piccolo pagus romano che un tempo era ubicato nei pressi dell'attuale chiesa di Santo Stefano protomartire, ai piedi del colle su cui è poi sorto l'odierno borgo. Il termine "Sextantia" indica la distanza dell'insediamento (sei miglia romane) dall'importante pagus di S. Marco, situato in una valletta fra Castel del Monte e Calascio, di cui ci restano numerose testimonianze.
Santo Stefano di Sessanio è arroccato su un piccolo colle dominato dalla torre circolare, chiamata "Torre Medicea", attorno alla quale prende forma l'abitato strutturato in una serie di ellissi concentriche, collegate l'una all'altra da scalinate e ognuna protetta dalle alte e spesse mura esterne delle case ("case-mura" o "case-torri") unite a formare una cinta difensiva.
L'insediamento nasce tra l'XI e il XII sec. come roccaforte di avvistamento e lentamente si sviluppa fino ad assumere la forma attuale.
Nel tempo si è trasformato da arroccamento difensivo a borgo pastorale, vivendo così dei proventi della transumanza e dei frutti della terra fra cui la famosa lenticchia di Santo Stefano: la "Lens Culinaria" introdotta già dagli abitanti del pago Sextantia.
L'edificazione di Santo Stefano è contemporanea alla costruzione del resto dell'incastellamento chiamato "Baronia di Carapelle", costituito dal nostro borgo e da altri quattro paesi: Castel del Monte, Rocca Calascio, Castelvecchio Calvisio e Carapelle Calvisio da cui la Baronia prende il nome.
All'interno della Baronia di Carapelle appartenente alla famiglia toscana dei Piccolomini Conti di Celano, Santo Stefano ricopre, grazie alla sua posizione strategica, un'importante funzione come primo centro di avvistamento del territorio confinante con il Contado aquilano.
Nel 1579, Costanza, l'unica figlia di Innico Piccolomini, cede la Baronia di Carapelle a Francesco de'Medici Granduca di Toscana. Sotto il controllo dei Medici, che va fino al 1743, Santo Stefano raggiunge il massimo splendore grazie al fruttuoso commercio della lana "carfagna" che, dopo essere stata prodotta, veniva portata in Toscana per la lavorazione e venduta in tutta l'Europa.
Dopo due secoli di signoria dei Medici, il paese entra a far parte del Regno delle Due Sicilie, diventando patrimonio privato del Re di Napoli. Con l'Unità d'Italia, diventa comune e, in seguito alla privatizzazione delle terre del Tavoliere delle Puglie, ha termine l'attività millenaria della transumanza e inizia un processo di decadenza del borgo che vede fortemente ridotta la popolazione a causa del fenomeno dell'emigrazione che si accresce dopo la seconda guerra mondiale.
La triste realtà dello spopolamento del borgo ha avuto anche un risultato positivo: è stato uno strumento naturale di tutela del patrimonio storico e architettonico del paese, in un periodo in cui si tendeva a rendere tutto il più moderno e confortevole possibile, cosicchè tutt'oggi, camminando negli stretti vicoli di Santo Stefano, si può ammirare uno fra i dieci più bei borghi d'Italia.


